giovedì 6 dicembre 2007

Veneto: storie di migranti

Ovunque spazi con gli occhi trovi meraviglie, il mar Adriatico e le sue coste d’estate stipate di bagnanti d’ogni borgo, lo spettacolo da spezzarti il fiato delle vette delle Dolomiti e degli Altopiani rigogliosi, l’arte e lo splendore delle città come Venezia, Padova, Verona; quanta storia celano ognuna di queste dimore, quanto sacrificio è occorso ai veneti per rinvigorire i campi che le contornano, e sfamare l’Italia, e ancora, il sangue e le sofferenze dei reduci e dei civili durante le angherie della guerra, i caduti del Polesine per liberare una nazione dal nazi-fascismo, e poi le acque del Po che in quel maledetto novembre del 51’ tracimarono e invasero ogni cosa, e fu allora che in massa i veneti appresero definitivamente sulla loro pelle il significato della parola “straniero”.

Anche se molti rimasero in Italia (Lombardia e Piemonte) dovettero migrare, abbandonare quella terra verso la quale nutrivano un rapporto quasi viscerale e non fu semplice, come non lo fu anni prima per altri numerosissimi che lasciarono la regione per cercare al di là dell’oceano (Stati Uniti, e America Latina), la dignità di una vita decorosa che nemmeno le innumerevoli risorse paesaggistiche e umane del Veneto potevano a tutti garantire.
Minatori in Belgio, gelatai in Germania, sono pochi gli angoli d’Europa e del mondo che non siano stati percorsi da storie e da vissuti di veneti.
Sono quindi le nostre stesse radici che ci impongono una riflessione seria sulla questione dell’immigrazione perché noi stessi siamo stati migranti, lo siamo tutt’ora e lo saremo forse in futuro.

Non è pensabile che la cosiddetta ordinanza “antisbandati” del sindaco leghista di Cittadella, alla quale, a ruota hanno seguito proveddimenti e circolari di simile fattura, di altri sindaci del Veneto e della Lombardia, sia il frutto di una considerazione della nostra condizione di migranti perenni. L’ipocrisia altresì alberga fra le parole di questi signori, che si godono ora il momento di celebrità sollevato dalle loro illazioni e da provvedimenti anticostituzionali, xenofobi e fascisti, che i media main-stream cavalcano e servono sulla tavola calda degli italiani ininterrottamente fra speciali, tavole rotonde, talk-show ecc

Ma non è un caso che la tanto discussa ordinanza venga da un sindaco leghista. Quando si parla di casta, di partiti auto-referenziali, la Lega tenta sempre di defilarsi, si chiama fuori, come se non fosse parte del circo.
Agitando la folla al grido di “Roma Ladrona” è finita invece per governare proprio nella capitale tanto odiata, per 5 lunghi anni a fianco del nemico poi eterno alleato Berlusconi.

Da prima propagandava la secessione, mentre uno dei suoi leader invitava ad un utilizzo poco consono della bandiera nazionale (“il tricolore mettetevelo nel…”), poi si era impegnata per il federalismo, ma fallito anche questo ultimo obiettivo si è infine adagiata sulle poltrone di Montecitorio e ha utilizzato lo Stato e le Istituzioni a proprio vantaggio consolidando la propria forza soprattutto al Nord, dove è divenuta espressione di governo in molti Comuni del Nord-Est.


Restringendo i confini della democrazia reale, questa forza faticherebbe a trovare spazio, ma siccome in Italia nemmeno chi continua a commettere reati di apologia di fascismo (vedi Forza Nuova e movimenti o partiti satelliti) viene sanzionato, nessuno più si sogna di parlare di legittimazione di tali espressioni politiche.
La famosa ordinanza oggetto della questione, colpisce i cittadini stranieri anche comunitari che per ottenere la residenza nel comune di Cittadella, e quindi per godere di diritti, devono dimostrare un reddito minimo di sopravvivenza che il recente decreto legge (30-2007) in materia di sicurezza, emanato dal Governo Prodi fissa a circa 5.000 Euro.

Non mi voglio ora soffermare né sulla palese incostituzionalità dell’ordinanza riconosciuta da costituzionalisti di vecchio corso ma evidenziata persino dall’Unione Europea per una interpretazione faziosa di una sua direttiva, né sulla matrice razzista ed escludente di cui il testo della stessa è pregno (essa prevedeva infatti anche l’instaurazione di una commissione apposita che valutasse la “pericolosità sociale” dei vari soggetti), ma sono attento e preoccupato dalle possibili derive sociali di questi provvedimenti, che la politica talvolta esautora attraverso la propria azione anche quando governa il centro-sinistra, che dovrebbe avere per storia e tradizione un occhio di riguardo verso queste tematiche.
Mi spiego meglio, analizzando l’ordinanza e ascoltando argomentare i sindaci coinvolti, si scorge un paradosso politico; infatti, nel difendere il loro operato gli stessi citano il decreto legge, del governo, come prova della loro legittimità e buona fede, come avvallo al loro operato.

Vi ricordate come è nato quel decreto ?? All’indomani dell’uccisione di una cittadina italiana per mano di un rom romeno, il governo Prodi in fretta e furia emanò questo decreto come tentativo di risposta a quell’omicidio e alla situazione particolare di quegli stranieri (si affrontò quindi con rilevanza nazionale un problema specifico territoriale incorso in Lazio per la precisione).
Ma non possiamo trovare attenuanti o scuse per questo governo dovute all’eccezionalità degli eventi, perché è proprio la sua impostazione nella materia a confermare la sua responsabilità oggettiva.
Lo stesso inserì infatti il decreto in un pacchetto più ampio definito “sicurezza”, quello che lasciava intravedere nelle marginalità: lavavetri, prostitute, writer ecc. i nuovi pericoli sociali da arginare, banditi da sindaci per lo più di centro-sinistra (Cofferati a Bologna, Domenici a Firenze).
Il prodotto in salsa padana, di quelle decisioni, sono proprio le prese di posizione di tanti sindaci locali con a presso la loro schiera compatta di fedelissimi e di altri cittadini più o meno comuni, e l’ondata razzista che sta investendo il nostro paese.

Infine è comunque doveroso un richiamo alla Costituzione, investita da preoccupanti dinamiche e ripercussioni alla luce di questi fatti recenti.

La nostra carta costituzionale fu l’elaborazione di un lavoro congiunto che portò ad un risultato eccezionale e unico nella storia e cioè una quasi irripetibile convergenza che le diverse componenti politiche: liberali, cattoliche, socialiste e comuniste riuscirono a raggiungere attraverso ravvedimenti e intese di tutte le forze, e che poi sancirono i pilastri della Costituzione stessa.

I sindaci sceriffi e il clima che si vive oggi nella regione del Veneto in particolare, ma anche in altre zone dell'Italia settentrionale, denotano il sopraggiungere di una conseguenza secondaria ma non meno importante rispetto a quelle più pratiche dell’avvento di un razzismo profuso e intollerante e di una conseguente instabilità sociale. Tale effetto è individuabile nel progressivo e inesorabile sfaldamento e indebolimento di uno dei cardini sui quali la nostra Costituzione repubblicana è fondata, il concetto cioè di solidarietà costituzionale intesa nel suo significato di dovere costituzionale inderogabile che rende ciascuno responsabile dei bisogni altrui, connesso a sua volta ai principi di democrazia e libertà, con particolare riferimento ai diritti degli stranieri ma non solo.

Infatti al centro della famigerata ordinanza è il reddito, e la questione eterna dei poveri, che spesso sono italiani puri al 100%. Sembra quasi che il paradigma naturale dell’avversione agli stranieri sia quella per i poveri.
Vivremo un giorno in un mondo dove pure la povertà sarà bandita per legge?

Non si tratta di una provocazione e tanto meno di una realtà grottesca o fuori luogo, in Messico il regista Luis Estrada ha realizzato addirittura un film “Un Mundo Maravilloso” nel quale la pobreza (la povertà) viene combattuta da parte del governo statale attraverso una soluzione semplice e lungimirante: estinguendo i suoi protagonisti più scomodi e cioè i poveri !!
E se qualcuno prima o poi pensasse di fare lo stesso anche qui a casa nostra ?


Michele Bolzenaro