giovedì 8 maggio 2008

Diritti Umani: Incontro Comitato Cerezo-Mex

Ieri sera a Mestre presso il centro sociale Rivolta, ho partecipato ad un incontro molto interessante e denso di risvolti profondi sotto il profilo umano e culturale.

La promozione dei diritti umani oggi, suona un po’ come una grande contraddizione, forse la più stridente di questo nostro secolo.

Se da un lato infatti la scienza e la tecnologia, acclamano sempre più sovente conquiste e vittorie nei campi più svariati dell’applicazione umana, purtroppo la difesa di alcuni diritti fondamentali dell’uomo stesso, sanciti oltre che da un dato meramente naturale, da convenzioni e trattati internazionali, da organismi sovranazionali e mondiali, è costantemente sottoposta agli attacchi di Stati “sovrani” come è quello messicano, sempre più gendarmi di un sistema economico perverso e malato, quello neo-liberista.

Ci troviamo in Messico, ma non fà differenza, potrebbe essere successo comunque in un Sud del mondo qualsiasi senza che fosse riportata notizia alcuna come spesso purtroppo accade.

Tre bombe piazzate su una banca a Città del Messico, tre fratelli accomunati dall’amore per la vita e da ideali libertari e socialisti, ma con la colpa ancora più grande di essere figli di membri dell’EPR l'Esercito Popolare Rivoluzionario, un soggetto politico militare nato dalle ceneri del Partido Revolucionario Obrero Clandestino Union del Pueblo di ispirazione marxista-leninista, questo è bastato a stroncare i sogni di questi giovani, ingiustamente detenuti e torturati dal 2001 nelle famigerate carceri messicane, assieme ad altri due ragazzi ora liberati, accusati di collaborazionismo negli attentati, per i quali gli stessi fratelli sono stati giudicati colpevoli e condannati prima a 13 e poi a 7 anni e 6 mesi di galera.

Di seguito trovate alcune informazioni fruibili anche in italiano sulla vicenda che io ho solo accennato e quindi Vi lascio il link al sito internet del comitato: http://espora.org/comitecerezo/spip.php?article470

Colgo l’occasione per salutare e ringraziare della disponibilità i rappresentanti del comitato con i quali è stato possibile intrattenersi oltre che per un approfondimento anche per una piacevole cena sociale: Elizabeth Martínez Carrión e soprattutto David Luna Hernández, con il quale siamo entrati in sintonia e speriamo continuerà il rapporto umano e di informazione.

Grazie ragazzi, nos Vemos, y… la lucha sigue

Michele Bolzenaro

mercoledì 16 aprile 2008

Sinistra: cronaca e riflessioni di un disastro

Gli aggettivi utilizzati per questa parentesi nera, (la più tragica dal dopoguerra secondo molti), della Sinistra l’Arcobaleno, richiamano più che ad un risultato elettorale, ad uno scontro epico dove la sconfitta dei vinti assume dei contorni ideologici e assolotustici, da tragedia greca.

Per una volta la televisione, prova invano e ipocriticamente, ad essere dalla parte di chi non ha voce, cosa che non ha saputo garantire durante tutto l’esito della campagna elettorale: i complimenti a Bertinotti di Bossi a Porta a Porta, sono un’amara considerazione “Faccio i complimenti a Bertinotti uno dei pochi ad aver conosciuto veramente qualche operaio” alla quale Fausto, accenna un sorriso carico di nostalgia e di amarezza.

Quindi scendo da casa, un giro per il centro, una battuta con i pochi compagni che hanno la voglia di scambiare un’impressione, seppur con il cuore gonfio di dolore misto a rabbia, ma è ancora sfogliando i giornali che si ha la proporzione reale del ciclone che in una tornata elettorale, cancella la sinistra dalle istituzioni centrali e dalla politica convenzionale.

Le presa di coscienza del risultato disastroso, non tarda a venire, tutti i compagni dal primo all’ultimo ripetono il loro mea culpa, cosa che non viene nemmeno in mente a Veltroni e al Partito Democratico, intento a cullare un sogno americano riuscito solo a metà, e cioè nel suo lato più folle, quello di eliminare la sinistra e la sua identità storica dal panorama politico parlamentare, assicurando all’Italia un sistema bipartitico non canonico per la presenza al Nord del ciclone Lega, che seppellisce apparentemente anni di lotte, di esperienze, di radicalità, di conquiste sociali insomma di sinistra.

Di fronte alle prime ammissioni di responsabilità, sono ancora più depresso e sconsolato, “allora”, mi vien da pensare “era chiaro anche a loro che il progetto della sinistra arcobaleno era nato con troppe mozzature e soprattutto in ritardo…” .

La verità è questa, persino la dirigenza meno illuminata aveva dei sentori negativi, c’era chi, molti fra il Pdci, disertava le riunioni e ostentava fiducia anche nei comizi, non a caso lo stesso partito, quando i voti si rendono definitivi, è il primo ad annunciare il suo possibile abbandono del progetto arcobaleno.

Nella tristezza del momento sono “felice”, per lo meno, che le prime indagini avvengano all’interno del movimento stesso.
Le cause come sempre nelle sconfitte sono molteplici, cerco di riassumerle brevemente.

La sinistra unita e plurale, un’utopia lungi dall’esistere….
Intanto i modi e i tempi di questa unione della sinistra sono apparsi lenti e artificiali.
Lenti perché sono stati sorpassati dalla scelta del Partito Democratico che si è mosso più rapidamente e artificiali perché hanno creato delle rappresentanze con una modalità francamente impensabile per una forza che afferma la necessità di operare scelte partendo dalla base, e cioè, ricalcando quelle che erano le percentuali e il peso in termini di voti espresso da ogni singola forza dello schieramento in maniera pedissequa nelle schede elettorali, esattamente ripartite quasi con rigore matematico fra i vari esponenti di Verdi, Comunisti Italiani, Rifondazione e SD.

I simboli a volte valicano i progetti e le idee…
L’abbandono della falce e del martello, se per molti (me compreso) era un’opera includente nei confronti dei coloro i quali non avevano accumulato quella determinata esperienza ma comunque non se ne discostavano nei fatti, è invece risultato controproducente in termini di voti assoluti.
Infatti molti compagni legati alla simbologia e non necessariamente adescati fra i più anziani, si sono rifiutati per lo più di andare a votare, mentre altri (molti meno, analizzando l’1 per cento totale accumulato da Partito Comunista dei Lavoratori e da Sinistra Critica), hanno optato per altri partiti comunisti minori.

Su tutto poi aleggia il fantasma di Prodi….
La partecipazione al governo Prodi da parte di tutta la sinistra parlamentare che ha poi dato vita alla Sinistra Arcobaleno, ha trascinato la stessa in una spirale impopolare, vissuta in tutto l’elettorato ma che ha spezzato definitivamente e inesorabilmente l’ala più radicale della coalizione.
Il voto positivo al rifinanziamento delle missioni militari in Afghanistan, la mancata creazione della commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti di Genova, per non continuare con il pasticcio sui Dico e sul campo dei diritti civili, la mancata redistribuzione del “tesoretto” ai lavoratori e ai pensionati ecc. ecc., hanno in ordine reso su posizioni sterili e comunque non rappresentati, i pacifisti, i no-global, i gay e le lesbiche in una parola sola i movimenti antagonisti a questo modello sociale e di sviluppo, che si erano saputi intrecciare con la sinistra in modo positivo, nel passato ormai remoto.
Ma soprattutto e non a caso per ultimi i lavoratori, come ha dipinto spesso un’immagine astratta che Bertinotti ha usato spesso nella campagna elettorale, “all’indomani della tragedia della Thyssen Krupp, ho percepito la distanza dei lavoratori dalle istituzioni, come a dire noi qui dietro ai cancelli a soffrire e a morire per un lavoro, al di là voi e tutto il resto”, dentro a questo “tutto il resto”, purtroppo c’è anche la Sinistra Arcobaleno, che probabilmente anche per la sua partecipazione al governo non è riuscita a creare un canale diretto con i lavoratori. Gli stessi poi sentendosi abbandonati da un organismo attento più al rischio di non fare brutta figura con gli alleati che alla difesa di un sacrosanto diritto come quello di non morire nei luoghi di lavoro, hanno preferito disperdere i loro voti o hanno scelto semplicemente di non recarsi alle urne.

Infine ma non meno importanti, degli eventi contingenti che hanno in qualche misura anch’essi influito sul risultato finale, anche se a mio avviso in misura non preponderante se non altro perché le percentuali di sinistra arcobaleno sono talmente basse da non poter giustificare l’exploit dell’Italia dei Valori e della tenuta tutto sommato dell’Udc, soggette entrambi assieme alla Sinistra, allo stesso svantaggio e cioè quello della campagna per il voto utile che ha accomunato Veltroni e Berlusconi, con il bene placido di tutti i grandi media nazionali che hanno relegato tutte le forze esterne al duopolio, al ruolo di comparsa.

Sin qui alcune considerazioni politiche e pratiche degli avvenimenti.

Cercando di analizzare la sconfitta in modo meno spassionato e al di fuori delle alchimie della politica Vi pongo alcune riflessioni personali che servono a giustificare oltre che la situazione allarmante del risultato elettorale anche l’emergenza culturale che vive questo paese.

La crisi culturale che da anni affligge il paese, della quale non è affatto immune né la sinistra, né il suo popolo, ha radici ben profonde e radicate nella società.
Senza scomodare gli anni 60’-70’, nei quali la spinta culturale forte, aldilà dei limiti e degli errori prodotti dagli uomini di quel tempo, interrogava una intera generazione sulla strada da percorrere e sulle scelte che in qualche modo alimentavano le speranze di donne e uomini verso un’alternativa di società, per il nostro presente dobbiamo parlare di desertificazione culturale e di una sorte di abbandono di tale ipotesi.
Nonostante la storia tenda a ripetersi, e i bivi evolutivi nuovi ricordano spesso quelli passati recenti o remoti, l’atteggiamento culturale oggi da parte nostra è molto diverso.
Sembra che l’idea radicale che deve stare alla base della nuova sinistra che verrà, di un cambio drastico della società e quindi del suo modello economico, sia demandata a qualcun altro o a qualcosa che deve avvenire ma nessuno sa come e con quale modalità.
La nostra politica deve partire proprio da questo. Qualcuno dice che le ideologie sono morte, io dico che bisogna farle rivivere, ed è questa la nostra sfida.
Certo con un occhio critico al novecento, alle sue conquiste e ai tanti sfracelli dei quali anche noi siamo stati responsabili, ma il filo conduttore di tutte le nostre lotte deve riprendere ad avere una meta anche fisica ben precisa.
Individuerei questa meta, nella lotta per sconfiggere il neo-liberismo, il modello economico che su larga scala produce morte e disastri, o come da noi desertificazione culturale e disgregazione sociale.
Pensiamo per un attimo ai cavalli di battaglia di Berlusconi: democrazia e libertà.

Le due parole che di per sé esercitano un grande fascino in tutti gli uomini, abbondano nei comizi e nelle dichiarazione adottate dal PdL, in particolare il concetto di libertà subisce una continua manipolazione da parte di tutta la classe dirigente che difende l’idea di fondo per la quale le libertà individuali siano garantite dalla libertà di mercato e di scambio, nonostante sia ciò fondamentalmente falso a tutte le latitudini del mondo, persino negli Stati Uniti.

A questo tentativo di tenere vivo un sogno forviante negli italiani come negli altri popoli, noi dobbiamo energicamente e con molta pazienza creare un’alternativa.
Il modello neo liberista, assicura a tutti la possibilità di coltivare l’aspirazione di un benessere e di un miglioramento del livello di vita, questo miraggio che solo pochi riescono effettivamente a raggiungere è comunque appagato dalla realizzazione immediata di qualche bisogno materiale, meglio se inutile e improduttivo, che finisce per ingabbiare le menti e il pensiero critico della gente dentro i confini materiali di qualche diavoleria tecnologica, piuttosto che di un’automobile fiammante o comunque nei beni di consumo.

Il “materialismo” sappiamo và a braccetto con un'altra parola: “egoismo”, e questa Italia da Nord a Sud, lo è sempre di più, vanno smarrendosi concetti di solidarietà e condivisione che stanno alla base dell’uomo e di una iniziativa di sinistra.

Quindi ripensare il progetto della sinistra in Italia è d’obbligo, ma personalmente penso che se questo vuoto culturale non viene colmato, le discussioni sterili sulle leadership e sugli assetti politici lasciano il tempo che trovano e rischiano di far franare anche ciò che di più prezioso la sinistra ha prodotto nel corso della storia, e cioè una cultura critica che guarda al mondo globalizzato con occhi di pace, ma allo stesso tempo di lotta e di speranza.

Michele Bolzenaro

mercoledì 19 marzo 2008

Sinistra: Camminiamo insieme


Scritto per (Rifondazione Cavarzere)


Vogliate accettare le scuse a nome di tutto il circolo di Rifondazione Comunista di Cavarzere per la latitanza vissuta dal nostro sito, in questo ultimo periodo.

In realtà, non si è trattata di una pausa riflessiva e nemmeno di titubanze alcune, riguardo al nuovo progetto della nascita della Sinistra Arcobaleno in Italia e anche a Cavarzere, che accogliamo con favore e speranza e per la quale i compagni di partito assieme alle altre forze che compongono il nuovo soggetto unitario e plurale hanno già da mesi cominciato a lavorare e sono tutt’ora pienamente impegnati nel prosieguo di questa campagna elettorale che si sta caratterizzando per l’ antidemocraticità, soprattutto a causa dei media che negano alle forze antagoniste rispetto al duopolio creatosi PD- PDL, uno spazio uguale o per lo meno degno.

I primi incontri sono già avvenuti oltre che nelle sedi di partito anche in località Grignella giovedì 06/03/08, e a breve proporremo un calendario approssimativo dei prossimi appuntamenti.

Ma lo scambio di idee, pareri, opinioni e critiche, che sono le fondamenta per un partito ancora in divenire come il nostro, non vogliono le sedi dei vari circoli come unico luogo deputato a queste priorità e più in generale alla possibilità di fare politica. La Sinistra Arcobaleno per quanto ci riguarda deve divenire il contenitore ideale dove le lotte, le radicalità, le differenze, le peculiarità, le sofferenze, le gioie prendono vita e poi si spandono nella società, come infinite gocce d’acqua capaci di trasformarla partendo proprio dal suo interno.

Sono le fabbriche, le scuole, le piazze e gli spazi sociali il luogo reale dove vogliamo la nostra nuova politica prenda corpo, rispondendo così alla domanda agitata anche con forza ultimamente da gli “anti-politici”, ai quali non diamo più di tanti meriti ma riconosciamo di aver segnalato un problema reale che ci investe tutti, senza distinzioni elitarie, ma che crediamo in pochi abbiano recepito.

Ora la campagna elettorale fatta di slogan e promesse quasi sempre eludibili e farlocche come quelle di Veltroni e Berlusconi, composta di liste più o meno gradevoli ma sempre comunque decise arbitrariamente dai partiti, sembra rendere vane le istanze appena citate, perché in qualche modo anche la nostra forza và uniformandosi a questo schema così passivamente pedissequo ad ogni tornata elettorale.

In realtà il “porcellum” (legge elettorale di Calderoli) che dall’interno, stando al governo, abbiamo in tutti i modi cercato di modificare, è ancora lì e anche questa volta prevarrà sulla volontà degli italiani rimandando la democrazia “vera” a un tempo indefinito, tutto questo mentre il disegno futuro di entrambe i poli è di cancellare la sinistra in Italia.

Dalla convergenza di queste condizioni e dalla esigenza di realizzare le istanze prima citate, nasce la Sinistra Arcobaleno attraverso un processo vorticosamente accelerato dalle contingenze e sicuramente in molti aspetti migliorabile, a partire dai soggetti che la compongono, dalle candidature ecc.

Resta comunque un valido condottiero Fausto Bertinotti a guidarci, che è bene ricordare non è il leader, né tanto meno il segretario della nostra compagine, ma il candidato premier, e io penso un valido trascinatore.

Più di ogni altro fattore comunque, l’elemento saldante che accomuna le esperienze anche diverse è bene ricordarlo, di tanti partiti e di vecchie e nuove fette della società civile, sono i temi e le idee programmatiche che uniscono questo popolo.

Intanto l’idea di società, lontana sia dal modello di Berlusconi sia da quello di Veltroni, per altro entrambi non a caso molto simili e lineari fra loro, una società profondamente ferma nella sua lotta al sistema economico neo-liberista che sta producendo ad ogni latitudine, distruzione e morte, disastri ambientali e drammi sociali.

L’individuazione del nemico, e cioè il modello economico, allontana il nostro schieramento dall’idea di una politica distorta, giocata poco sui temi e molto sugli aspetti mediatici e personali.

Le battaglie centrali della Sinistra Arcobaleno si collocano ora, come in un avamposto ideologico tra passato (ancora tristemente attuale): la lotta di classe, e presente: l’ esigenza di modernità e mondialità che sempre più incalza in una società globalizzata dove le merci e i capitali sono libere di vagare, mentre alle persone, agli umani, ogni sorta di vincolo sorge a minare il naturale scambio fra le genti, e fra le loro esperienze, culture e tradizioni diverse.

Il nostro programma elettorale ( http://www.sinistraarcobaleno.org/programma/ ), che vi invito attentamente a consultare, a fare vostro, e a veicolare non solo come esortazione di voto, ma come uno degli obiettivi primari della nostre esistenze è in apparenza poco ideologico e molto pratico, cioè fornisce già dei rimedi esaustivi a tante malattie che affliggono il paese e il mondo intero come la precarietà, le morti sul lavoro, le guerre, le negazioni dei diritti civili, i problemi ambientali…


in realtà tutte queste tematiche non prescindono da un aspetto ideologico forte, che non è conciliabile con il sistema economico che in salse solo apparentemente diverse i candidati dei 2 grandi schieramenti, propinano a tutti noi come la unica delle vie percorribili.

Posto il fatto che manteniamo l’aspirazione di governo, cosa per altro scontata per una forza che ha come obiettivo quello di trasformare la società e l’esistente, non riteniamo “governare”, condizione necessaria e sufficiente per combattere e prevalere sulle tante lotte e battaglie che il nostro tempo ci invita a combattere, anzi come tanti ci ricordano, la sinistra i successi più grandi li ha ottenuti stando all’opposizione.

Lasciatemi poi accennare alla scelta del simbolo e al suo significato profondo che prevarica la logica della campagna elettorale. Non è una rinuncia il fatto che la falce e il martello non campeggi nella nostra bandiera, non è tanto meno la negazione di un passato glorioso pregno di significato, denso di conquiste, martire di tante donne e uomini, e anche reo di alcuni errori e ravvedimenti. I simboli diventano a volte più forti delle idee, oppure divengono loro stessi un’idea, come è successo per il nostro simbolo glorioso.

Probabilmente il simbolo che più dipinge il nostro tempo non è ancora stato trovato o semplicemente la falce e il martello è insostituibile, però possiamo affermare che l’idea e il concetto di una sinistra unita e plurale, e l’esigenza di pace accomunano anche gli “altri” e cioè coloro i quali non si sono mai professati comunisti, in quanto appartenenti a quel simbolo, ma in realtà lo sono oggi attraverso i loro pensieri e le loro azioni, magari anche a loro insaputa.

Se per realizzare ciò di cui abbiamo parlato, dobbiamo passare attraverso il superamento di un simbolo, ben venga, io non mi pongo il problema, perché sono troppo elevate le pretese per soffermarmi solo su questo, l’abdicazione del nostro simbolo storico quindi vogliate intenderla senza strumentalizzazioni, nessun comunista si sentirà scomodo in questa sinistra, altresì troveranno spazio anche altre esperienze, è questa la novità più interessante.

Infine per restare nei “massimi sistemi”, io penso che come la realtà nel comunismo è in divenire, anche il comunismo non è una verità assoluta ma un processo complesso in continuo mutamento, e trovo queste affermazioni rivolte al comunismo, surrogabili nei confronti della sinistra arcobaleno.

Invitiamo sin d’ora la cittadinanza a partecipare ai prossimi incontri dei quali daremo presto conto e a chi sia disponibile, a collaborare attivamente alla riuscita della campagna elettorale e all’implementazione di questo grande progetto.
Michele

Fausto Bertinotti e l'attualità della lotta di classe

venerdì 1 febbraio 2008

“Sin maiz no hay pais”


Un nuovo grido di protesta e disperazione si leva dal Messico, è quello dei campesinos (contadini). Dopo i professori, i maestri e gli studenti di Oaxaca, dopo gli indios di Marcos, ora una nuova scossa sembra investire la calma apparente di questo paese, mai sfociata da dopo Zapata y Pancho Villa, in una spinta radicale e risolutrice, in grado di scuotere interamente le coscienze e porre rimedio ai tanti problemi sociali ed economici che affliggono da anni la nazione.

Anzi, succede quasi sempre da questi parti, che la semplice quotidianità di questo popolo, fatta di comida, familia y un buen tequila, allontani le rivendicazioni, le battaglie, le lotte, proprio quando si pensa che la miccia sia destinata ad esplodere.
Oppure se proprio qualcuno è cocciuto come i cittadini del movimento della Appo, ci pensa la Policia Federal Preventiva o la famigerata Policia Judicial a fare desistere i più testardi con la repressione violenta.

E’ l’impostazione dell’attuale governo messicano guidato da Felipe Calderon, (e ancor prima da Vicente Fox) che ha già testato la propria “forza” ultimamente a Oaxaca appunto e continua a farlo in Chiapas, senza che i giornali internazionali e la stampa locale marchi più di tanto i metodi, per i quali anche il governo italiano (ormai ex), in occasione della visita del presidente messicano in Italia lo scorso anno, aveva sottolineato l’esigenza di rispettare i fondamentali diritti umani, troppo spesso calpestati in Messico.

Ieri una folla di circa 130.000 persone, alcuni muniti di trattori o con a presso il loro bestiame, e altri partiti anche 10 giorni prima dalle terre più remote dei 32 stati federali, ha riempito lo Zocalo (piazza principale) di Città del Messico.
Los chilangos (cittadini di Città del Messico) si sono visti colorare la immensa città (così densamente abitata anche a causa dell’esodo progressivo dalle terre dei contadini stessi) di cartelloni e striscioni che recitavano soprattutto lo slogan titolo di questo post e cioè “sin maiz no hay pais” (Senza mais non c’è paese), scelto dal comitato promotore della manifestazione ed emblematico assunto della situazione economica del paese.

Al centro della protesta il trattato di libero commercio dell’America settentrionale meglio conosciuto come Nafta, accordo sottoscritto da Stati Uniti, Canada e Messico, che appunto prevede dal 01 gennaio 2008, la libera circolazione fra questi Stati di prodotti vitali per il popolo messicano, come il mais appunto oltre che i fagioli altro cibo immancabile nella dieta del messicano medio, ma anche la canna da zucchero e il latte in polvere.

Gli stessi prodotti ma a stelle e strisce, e con prezzi vantaggiosi rispetto a quelli interni, stanno già invadendo i banchi dei mercati messicani e in poco tempo salvo qualche misura straordinaria, (peraltro impossibile vista la tenacia del governo di soprasedere in tutto e per tutto ad ogni singola richiesta proveniente dagli States), manderanno in declino il già compromesso settore agricolo locale.

Le denunce più incalzanti da parte delle oltre 300 organizzazioni contadine che hanno aderito alla campagna, riguardano la differenza abissale di sussidi esistente fra Messico e Usa e quindi alla quasi assenza di investimenti da parte del governo statale, in questo settore ancora nevralgico per l’economia messicana e per la sussistenza di una grandissima fetta del suo popolo.

Le attuali condizioni danno luogo ad una serie di effetti negativi che investono tutto il paese.
L’effetto più tangibile (già presente da circa 15 anni e in costante crescita) è l’abbandono delle terre da parte di molti campesinos che saranno costretti ad emigrare quasi in massa, verso gli Stati Uniti, i quali a loro volta stanno innalzando la tensione e promuovendo manovre volte a contrastare con ogni mezzo l’ingresso clandestino di cittadini stranieri (da ultimo l’Arizona sta approvando una legge sulla scia della manovre dure deliberate in Texas e in altri Stati che addirittura prevedono un periodo forzoso di carcere per i cosiddetti “clandestini”) stringendo così quasi in una morsa la popolazione contadina che si troverà respinta dalla propria terra e pure esclusa da quella straniera.

Inoltre gli infiniti appezzamenti di terra del Messico sia a Nord che a Sud, sono destinati a diventare un boccone appetibile per le multinazionali e per pochi latifondisti che già esercitano un ruolo di monopolio nel mercato interno affossando definitivamente l’ipotesi contadina tradizionale.

Il paradosso del “neoliberismo applicato”, così artificiosamente dissimile da quello teorico per il quale il libero scambio, è la soluzione di tutti i problemi economici, racchiude non una, ma mille ipocrisie, ma mi piace sottolineare questa, relativa alla circolazione delle persone perché la trovo paradossale più di ogni altra cosa.

Mentre gli oggetti e le merci sono libere di vagare per il mondo e rendere ricchissimi i ricchi e morti di fame i poveri, solo per varcare il confine con il Messico in 15 anni di Nafta sono morti ufficialmente più di 5.000 persone, senza contare tutta la gente che muore di stenti, o in clandestinità e per i quali le stime risultano troppo ottimistiche.

A tutte le conseguenze già esposte aggiungiamo un’importante considerazione di carattere alimentare e che registra ancora una volta l’immoralità del “capitale”; infatti, mentre a Nord del Rio Bravo e cioè nella nostra grande mela, il mais statunitense per gran parte transgenico serve per l’alimentazione del bestiame, le importazioni nello Stato messicano sono destinate invece al fabbisogno alimentare umano, quindi tortillas (cibo tipico messicano) transgeniche. Ora, posto il fatto, che la scienza non ha ancora enunciato con formula piena l’assoluzione dei cosiddetti OGM dai possibili danni all’uomo causati dal consumo degli stessi per uso alimentare, è immorale il diverso uso e la diversa destinazione di questi prodotti.

Chiudo constatando i fatti e le cronache dalle quali emerge un’assoluta passività del governo Calderon, rispetto alla vertenza posta dai contadini e da ampie fette della società civile, e voltando lo sguardo al futuro non prossimo ma immediato affiora in me un triste presagio.
Pare infatti che posto ormai questo vincolo di libertà ai prodotti della terra e superata la crisi momentanea prima che il popolo si risvegli nuovamente, manchi solo una cosa in Messico da privatizzare e da rendere fruibile ai mercati stranieri: “l’oro nero”.

Per chi è stato in Messico, ricorderà la scritta Pemex campeggiare oltre che sui normali distributori di benzina in lussuosi palazzi talvolta fin stridenti rispetto ai contesti urbani e contadini di umili dimore della maggioranza dei messicani.
La sigla, è il nome della importante società di petrolio nazionale che praticamente detiene il monopolio del petrolio e che è di Stato, il mio triste presentimento alla luce di alcune dichiarazioni trovate qua e là sui quotidiani messicani è quella che si possa mettere mano su questo colosso per privatizzarlo.

Si arriverà a tanto ?? In questo mondo dove tutto è possibile e in special modo qui in Messico, non è da escludere a priori un tentativo del genere, come non è tanto meno da sottovalutare l’ipotesi che la miccia di cui si parlava all’inizio del testo, così lenta ad esplodere possa accendersi e scoppiare sotto i colpi bassi del neoliberismo selvaggio e della globalizzazione scellerata che qui producono come si è tentato di argomentare effetti catastrofici e nettamente visibili.

Michele Bolzenaro

Sin Maiz no hay Pais ...video dalla manifestazione